Al limitar di un bosco, Cappuccetto Rosso incontra Wolf, un lupo travestito da caporale. La informa della triste verità: lei è Uf e, come tutti gli Uf, piccoli e grandi, le è proibito tutto o quasi.

Jean-Claude Grumberg rivisita con umorismo la celebre fiaba popolare, che la sua penna trasforma in una parabola dolceamara sull’intolleranza.

In questo libro si parla di Shoah, c’è la stupida brutalità dell’odio nazista nelle leggi del codice a cui Wolf si appella instancabilmente. E tuttavia c’è molto di più: il lupo Wolf si fa incarnazione del potere militare tout court e la denuncia di Grumberg diventa più ampiamente stigmatizzazione della violenza, del potere dittatoriale e delle derive razziste. Cappuccetto Uf ci parla di libertà, di come l’alleanza della stupidità e della brutalità possano metterla in pericolo, in nome di leggi incomprensibili, insensate, fondate su stupidi pregiudizi e tuttavia implacabili. I ‘lupi’ sono sempre in agguato e la storia, o meglio le storie, quella con la s minuscola e quella con la s maiuscola, ce lo insegnano.

La casa editrice Cleup inaugura la collana “Stelle di carta – Parole in scena” con questo volume, primo di una serie di testi teatrali, che attingono al repertorio, vicino e lontano, la collana vuole  offrire a bambini e ragazzi un palcoscenico privilegiato da cui imparare a osservare il mondo, per conoscerlo, per sperimentarlo, per misurarsi con le luci e le ombre di cui è fatto il grande spettacolo della vita.

Jean-Claude Grumberg è nato in una famiglia ebrea nel 1939 a Parigi, proprio prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale. Suo padre, sarto, e suo nonno, sarto anche lui ma diventato cieco, vennero deportati nel 1942 ad Auschwitz-Birkenau. Non tornarono mai più. Grumberg dedica molto tempo a scrivere per i giovani, si ispira spesso alle fiabe, forse perché durante quegli anni della guerra, là dove viveva nascosto e sotto falso nome con suo fratello maggiore, lontano da sua madre e da suo padre, non c’era nessuno a leggergli le fiabe di Perrault o altrestorie dei bei vecchi tempi.

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Client:Jean-Claude Grumberg