Tutto nasce da una storia realmente accaduta e cioè un incidente avvenuto in una fattoria, episodio nel quale si trova coinvolta un’oca. Durante una terribile nottata viene aggredita da una volpe, sia lei che tutto il pollaio. La coraggiosa oca difende e salva tutti i suoi amici ma la volpe riesce a romperle la parte superiore del becco. Il tipo di lesione non permetteva nessun tipo di cure e l’unica strada era quella di un’eventuale protesi che doveva essere completamente ideata in emergenza dal medico. Il veterinario dal quale era stata portata l’oca, che da oltre dieci giorni non mangiava, si orientò ad allestire una protesi e, con una lamina di rame da un millimetro, ritagliò quello che sarebbe divenuto il nuovo becco. Con una tecnica innovativa il becco di rame viene fissato con successo. Da oltre un anno questa meravigliosa oca di razza Tolosa di oltre otto chili, mangia tranquillamente ed è la vera protagonista dell’incredibile mondo di Becco di Rame.

La storia di Becco di Rame ha permesso di scrivere una fiaba per bambini che narra fedelmente sin dai primi momenti la vita dell’oca e la sua crescita in fattoria con i suoi amici, nata dall’incidente subito e quanto di più incredibile è avvenuto quando tutto sembrava perduto. La vita riprende come se nulla fosse accaduto, anzi, migliorando i suoi rapporti con gli altri animali della fattoria.

Età di lettura: 5+

Alberto Briganti è nato a Spoleto il 1 febbraio 1956, ha studiato veterinaria a Perugia, e molti dei suoi risultati professionali sono stati pubblicati su quotidiani nazionali e internazionali e hanno dato vita a filmati scientifici trasmessi dalla Rai. Ha lavorato con moltissime specie animali, oltre che con le specie domestiche anche con molte specie della fauna selvatica, tra cui cervi, caprioli, daini, falchi, orsi, lupi, aquile, elefanti, bisonti e scimmie.Il medico Briganti ora gira scuole e ospedali di tutta Italia per raccontare la storia di Becco di Rame ai bambini. Ha dato vita anche una Fondazione per aiutare tutto il mondo sportivo dei giovani atleti appartenenti al mondo dei protesici-disabili. E non nascondere il desiderio che l’oca col suo nome tradotto in Copperbeak diventi la mascotte delle Paralimpiadi del 2016 a Rio.

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Client:Alberto Briganti