Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla. (Lao Tzu)

“Mamma, questi scatoloni sono per il trasloco?”

“Sì, amore, perché?”

“Possiamo fare un po’ di trasloco adesso?”

Un periodo di cambiamenti è sempre stressante, sia per gli adulti che per i bambini. Il problema non è tanto la paura di ciò che sarà dopo o la perdita di qualcosa. Nel mio caso è la difficoltà a bilanciare quelle energie che si sono contrapposte e spingono in mille direzioni.

Ho dovuto decidere di chiudere la libreria molto prima di abbassare la saracinesca. C’era la speranza che qualcosa si potesse ancora fare, ma ho mandato la disdetta sei mesi prima di lasciare lo spazio. Quel giorno di giugno è stato emotivamente uno dei più difficili degli ultimi anni. Ho pianto per tutta la pausa pranzo e poi ho respirato a fondo. Dovevo a me stessa una coerenza che non trovavo e qualcosa, mentre cercavo di chiudere ermeticamente le preoccupazioni in un baule emotivo, deve essere scivolato fuori. Facile immaginare che mia figlia l’abbia trovato e abbia iniziato a giocarci.

Quando la nostra vita cambia, anche se ciò che verrà è meglio, dobbiamo dare la possibilità a noi stessi e ai nostri figli di elaborare. Io ho commesso alcuni errori. Ho riversato su di lei qualche goccia del mio dolore, pretendendo che mi aiutasse, che capisse. Sarebbe bastato condividere le mie emozioni con lei, dirle che anche gli adulti hanno paura, soffrono e poi stanno meglio. L’importante è stare insieme per superare le difficoltà.

I bambini poi hanno il grande potere di ridimensionare le cose in fretta. Se noi riusciamo a dare loro (e a noi stessi) nuove prospettive, è facile che ci seguano nel cammino senza fare domande a cui non sappiamo rispondere. Se trasformiamo il cambiamento in un gioco, sarà insieme che arriveremo al traguardo e le regole ce le inventiamo strada facendo.

Per aggiungere un po’ di pepe alle nostre vite abbiamo deciso di cambiare anche casa. Una storia della buonanotte inventata da me su una famiglia molto simile alla nostra che trovava, dopo molte vicissitudini, la casa perfetta, ci ha aiutate. Ogni sera aggiungevamo dettagli alla storia, insieme. Facevamo progetti su carta, con le costruzioni e con le parole. Creavamo un sogno che ci permettesse di lasciare la nostra senza soffrire troppo. Ci sono stati comunque momenti comici che nascondevano le sue paure. Per esempio il giorno in cui lei (che di solito era a scuola durante le visite) si è presentata con un mucchio di giochi e vestiti avvolti in una coperta, dicendo con sguardo truce ai potenziali acquirenti che quelle cose erano sue e se le portava via!

Per permetterle di elaborare questo cambiamento devo ascoltarla (sentire e comprendere i suoi dubbi, le sue paure), spiegarle che qui restano solo i muri mentre la nostra famiglia, il nostro odore, i nostri ricordi, ci saranno in ogni luogo in cui andremo. Puntare l’attenzione su ciò che potremo fare nella nuova casa, come ospitare gli amici per una merenda in giardino o anche solo la scelta di qualche nuovo mobile per la cameretta, sarà il modo più efficace per trasmetterle il giusto entusiasmo e invogliarla a costruire un nuovo modo di vivere la casa, appropriarci di spazi inesplorati, creare nuovi ricordi, piantare un albero che cresca con noi e dare inizio a tradizioni che segneranno gli anni a venire.

Coinvolgerla in aspetti pratici ci permette di farla sentire parte del cambiamento. A me poi fare scatoloni piace (sarà deformazione professionale?) e anche a mio marito, tanto che ne ridiamo perché di solito è un incubo per tutti. Ma noi amiamo alleggerirci, ripercorrere gli anni sfiorando oggetti, diari di viaggio, abiti, fotografie, chiudere nelle scatole solo ciò che dopo tanto tempo ha ancora senso portarsi dietro e ripartire.

E Angelica cosa fa? Gioca al trasloco e chiede colori improbabili per le pareti della sua cameretta, sceglie il nome dei 27 cani che avrà e disegna i frutti di bosco che coltiverà nell’orto. Finora ha messo via solo 4 peluche e una barbie, perché il resto preferisce portarselo dove lo può controllare, in borsetta, ma a parte questo vezzo elisabettiano siamo sicuri che le prospettive siano ottime! Perché gli eventi sono raramente positivi o negativi in sé e per sé: è il filtro attraverso il quale li viviamo a renderli tali.

illustrazione di Brianne Farley

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