Nel caos, indizi di te.

Nove di sera, dobbiamo prepararci per la nanna. Ancora due minuti! Guarda che casino. Dopo metto a posto! No, adesso! Mi aiuti?

Mi guardo intorno e vedo una quantità di cose, troppi giocattoli.  Ti abbiamo viziata, non c’è una stanza in ordine, … Se sono stanca vorrei buttare via tutto. Sento già il nervoso che sale.

Ma. Respiro.

Mi fermo a osservare meglio e noto una cosa. In sala c’è una gigantesca isola di Duplo, con tante navi o pesci o isole più piccole tutt’intorno. In studio hai usato le conchiglie, le pigne, i sassi e le foglie per fare un giardino in una cassetta della frutta. In camera tua hai cucinato per tutti i pupazzi e le bambole e poi li hai messi a letto, mentre al centro della stanza si è scatenata un’avventura di Playmobil con cavalli in cima a pile di cuscini (montagne?) e una casa con tutti i mobili per aria (attaccata da un troll?).

Dove io vedo disordine, tempo da impiegare a riordinare, stress e mancanza di controllo, tu hai vissuto un’esperienza fatta di tempi e ritmi differenti a seconda del momento della giornata, della luce e del tuo umore. Sei stata concentrata sulle costruzioni in sala, creativa con elementi naturali in studio, materna prima e avventurosa poi in camera.

Mi rendo conto, adesso che ho più tempo, di aver perso spesso l’occasione di sbirciare dietro le quinte della tua vita. A tutti i genitori sarà capitato di stare un momento ad ascoltare dietro la porta i propri figli mentre giocano, quel bisbigliare con cambi di tono, quei silenzi carichi di fermento creativo, quelle esplosioni di azione. Io lo faccio ogni volta che posso e torno alla mia infanzia, ai riposini di mia nonna che mi voleva vicina, al tappeto di fianco al suo letto che diventava scenario di mille storie. La stessa postura, lo stesso sussurrare, non solo per non disturbare, ma perché era qualcosa di talmente intimo che usciva appena appena dalle labbra e passava alle mani con piccoli movimenti. Da allora è cambiato tutto eppure, mentre ti guardo, il tempo sembra fermo.

Quando attraverso gli spazi del tuo gioco, se non sono stata lì con te, ho la sensazione che tu mi abbia lasciato delle tracce, indizi di cosa mi sono persa. Forse hai solo voluto preservare ciò che ti ha tanto impegnata, ma mi piace pensare che la casa sia una sorta di puzzle a cui devo trovare un senso, per capirti meglio, per conoscere i tuoi progressi e sapere cosa ti rende felice.

Ogni volta che rimettiamo in ordine (mentre io faccio il lavoro grosso e a te viene in mente che non avevi ancora finito di decorare il giardino, o che è il momento di svegliare i pupazzi per fare il bagnetto, o qualche altra scusa per ritardare il più possibile la messa a letto) mi sembra di chiudere un bel libro, che troverò aperto a un’altra pagina domani. E davvero, non vedo l’ora di leggerlo.

 

 

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