L’importanza di chiamarsi Amico

Ci sono tappe nella crescita dei bambini nelle quali noi genitori smettiamo di avere il controllo della situazione e devono cavarsela da soli. Possiamo accompagnarli alla porta, ma sono loro ad entrare. Possiamo prepararli all’esperienza, ma sono loro a viverla. Quando non abbiamo tempo di trovare una soluzione in un momento difficile, ci sentiamo smarriti, nel panico. Sono questi i momenti in cui un sorriso, un gesto, una parola fanno la differenza.

Vi racconto una storia.

Una donna osservava il cielo ogni sera e cercava nelle stelle la speranza che i medici le avevano negato. Da lassù tanti occhi luccicanti la scrutavano e leggevano la purezza del suo cuore. Decisero che l’avrebbero aiutata e così la donna ebbe una bambina. Le diede il nome di quel luccichio e la crebbe con amore. La bambina era affascinata dallo spazio, dai numeri e dalla scienza, la sua curiosità cresceva con lei. La mamma faceva di tutto per rispondere alle sue domande, ma nel frattempo tralasciava qualche discorso che avrebbe rimandato a quando la bambina fosse stata grande abbastanza. Ma quella bambina diventò una giovane donna molto presto, senza capire cosa stesse accadendo. Era a scuola, lontana dalla mamma, e la paura di quello che stava succedendo al suo corpo si mescolò all’imbarazzo di gestire da sola la situazione. Si chiuse in bagno, disperata. Ma non era sola. La sua migliore amica le era corsa dietro e, oltre la porta, le diceva con dolcezza di non preoccuparsi perché la stessa cosa, proprio quell’estate, era successa anche a lei. Tornate in classe si scambiarono uno sguardo complice. Un piccolo segreto di donne. Quando la mamma seppe cos’era accaduto pianse per la gioia di sapere che la sua bambina aveva avuto un’amica in quel momento di bisogno.

Possiamo studiare, ma non saremo mai pronte a tutto, al momento giusto. Possiamo seminare, ma il momento del raccolto arriva quando meno ce lo aspettiamo.

Vi racconto un’altra storia.

Angelica ha iniziato la materna con qualche insicurezza. Tutto l’entusiasmo della settimana precedente all’inserimento è svanito appena siamo entrate. Niente era come se l’era immaginato. Tutto ciò che c’era di positivo passava inspiegabilmente in secondo piano e il giorno dopo la dinamica era la stessa: varcato il portone faceva dietrofront. Parlando con lei cercavo di trovare qualche elemento che le facesse vedere le cose in un’altra prospettiva. Ma niente sembrava funzionare. Ogni volta che uscivo dopo averla lasciata in lacrime, anche se sapevo che aveva già smesso ed era sicuramente impegnata in qualche fantastica attività, non potevo fare a meno di sentirmi a disagio. Volevo che filasse tutto liscio, perché vederla così, senza poterla aiutare se non andando via, mi feriva. Una mattina ho capito che non ero io a dover cambiare le cose. Ho intuito una possibilità e l’ho spinta a seguirla. Abbiamo visto, poco prima di entrare, una delle sue compagne preferite che arrivava con il sorriso. Ho lasciato andare il monopattino e l’ho guardato prendere velocità. Ho visto Angelica scrollarsi di dosso l’ansia e correre a scuola ridendo con la bimba. Al portone un momento di panico. Mi stavo avvicinando, quando ho notato che la bimba le metteva una mano sulla spalla per fermarla e con una dolcezza infinita intrecciava le loro dita e la portava in classe. Le sarò sempre grata per essere stata un’amica premurosa.

Noi genitori, noi mamme, ci saremo sempre. Non significa che ci saremo in ogni momento importante o difficile. Ci proviamo, ma non è sempre possibile. L’unica cosa che possiamo augurarci è che i nostri figli abbiano la fortuna di avere al loro fianco un amico vero, qualcuno che si accorge che qualcosa non va e che, con naturalezza, li accompagna nei piccoli grandi passi giornalieri. Ancor di più ci dobbiamo augurare che crescano sensibili alle esigenze di chi è in difficoltà e che sappiano prendere per mano, con un sorriso, chi ha bisogno del loro aiuto. Perché ad essere amici impariamo dagli Amici.

 

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