Sono troppo impegnata per andare a danza!

Come molti compagni di materna di Angelica, anche lei ha voluto provare un’attività pomeridiana. Ho sentito parlare di una scuola di danza dove, al suono di un pianoforte, i bambini potevano iniziare una propedeutica alla danza in modo giocoso. Mi sono detta che, vista la sua passione per la musica e il ballo e la presenza di alcune amiche, poteva essere un appuntamento settimanale perfetto. La lezione di prova non è andata come speravamo. Angelica è uscita piangendo appena hanno chiuso la porta alle sue spalle. Il motivo è semplice: come molti altri bambini della sua età, ha bisogno di conoscere una cosa prima di buttarsi. Se avesse avuto la possibilità di osservare la lezione senza intervenire (tenendomi la mano magari), non avrebbe disturbato e forse sarebbe stata in grado di tornare con la sicurezza necessaria ad affrontare di nuovo l’esperienza.

Le ho proposto di tornare la settimana successiva con la sua migliore amica di scuola, per farle capire che poteva riprovare, per rassicurarla, e sembrava convinta. Il giorno prima però mi ha detto: “Sai, mamma, sono troppo impegnata per andare a danza!”. Lì per lì ho creduto che avesse paura di non farcela, di bloccarsi di nuovo, davanti alla sua amica e agli altri del corso. Ho assecondato la sua scelta e mi sono ripromessa di vagliare attività extrascolastiche a cui poter partecipare insieme (dopo tutto ha solo 3 anni) e, magari, riprovare la danza l’anno prossimo.

Parlando con lei nei giorni successivi però, mi sono resa conto che la sua frase aveva un fondo di verità che mi ha lasciata incantata. Sicuramente tra le merende e i laboratori in libreria, il giorno dei nonni e i fine settimana di gite, gli impegni non mancano ma, qualche pomeriggio fa, mi ha detto: “Vedi mamma, se fossi andata a danza, adesso non sarei qui a giocare con le costruzioni, e questa torre altissima chi l’avrebbe fatta? Nessuno!”. Questa è la sua prospettiva, questo è ciò di cui ha bisogno. Nel gioco e nella noia apprende quello che le serve per essere autonoma e saggia. Non parla tre lingue? Non suona uno strumento? Non sa fare la spaccata o i tuffi di testa? No, e allora?

Sta lavorando sulla condivisione e in libreria, dove è costretta da sempre a far giocare tutti con le sue cose, sta imparando a mollare. Non è semplice e spesso devo intervenire per sciogliere le tensioni e per spiegarle cosa significhi far provare agli amici giochi e materiali che non hanno a casa. Ma siamo tutti ripagati quando annuisce seria e con dolcezza offre agli altri quello che chiedono, ricevendo in cambio un sorriso e un’occasione di gioco condiviso. Sta perfezionando le sue torri, con quella incredibile concentrazione che mette in ogni attività (dallo scaccolarsi al tagliare con le forbici minuscoli e numerosissimi coriandoli di carta, dal mangiare un piatto di fusilli all’inventare un nuovo passo di danza, dall’infilare i bottoni nelle asole al cercare di pronunciare “motoscafo” o “ipsilon”). Sta inventando mille modi di fare birichinate quando si annoia e, se non dovessi fare la mamma, le farei ogni volta i complimenti per l’ingegno!

Se siete alla ricerca di attività extrascolastiche da far fare ai vostri figli dai 3 ai 5 anni ci sono siti, palestre, amici, che vi possono dare elenchi infiniti. I laboratori occasionali sono esperienze utili e meno impegnative dei corsi, e li consiglio vivamente, anche perché spesso potete partecipare con loro. Ma se potete fare a meno di sovraccaricarli di impegni e riuscite a osservarli giocare, all’aria aperta o a casa, da soli o con gli amici, o anche annoiarsi, li vedrete liberi e felici di una libertà e una gioia che nessun corso insegna.

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