Nel caos, indizi di te.

Nove di sera, dobbiamo prepararci per la nanna. Ancora due minuti! Guarda che casino. Dopo metto a posto! No, adesso! Mi aiuti?

Mi guardo intorno e vedo una quantità di cose, troppi giocattoli.  Ti abbiamo viziata, non c’è una stanza in ordine, … Se sono stanca vorrei buttare via tutto. Sento già il nervoso che sale.

Ma. Respiro.

Mi fermo a osservare meglio e noto una cosa. In sala c’è una gigantesca isola di Duplo, con tante navi o pesci o isole più piccole tutt’intorno. In studio hai usato le conchiglie, le pigne, i sassi e le foglie per fare un giardino in una cassetta della frutta. In camera tua hai cucinato per tutti i pupazzi e le bambole e poi li hai messi a letto, mentre al centro della stanza si è scatenata un’avventura di Playmobil con cavalli in cima a pile di cuscini (montagne?) e una casa con tutti i mobili per aria (attaccata da un troll?).

Dove io vedo disordine, tempo da impiegare a riordinare, stress e mancanza di controllo, tu hai vissuto un’esperienza fatta di tempi e ritmi differenti a seconda del momento della giornata, della luce e del tuo umore. Sei stata concentrata sulle costruzioni in sala, creativa con elementi naturali in studio, materna prima e avventurosa poi in camera.

Mi rendo conto, adesso che ho più tempo, di aver perso spesso l’occasione di sbirciare dietro le quinte della tua vita. A tutti i genitori sarà capitato di stare un momento ad ascoltare dietro la porta i propri figli mentre giocano, quel bisbigliare con cambi di tono, quei silenzi carichi di fermento creativo, quelle esplosioni di azione. Io lo faccio ogni volta che posso e torno alla mia infanzia, ai riposini di mia nonna che mi voleva vicina, al tappeto di fianco al suo letto che diventava scenario di mille storie. La stessa postura, lo stesso sussurrare, non solo per non disturbare, ma perché era qualcosa di talmente intimo che usciva appena appena dalle labbra e passava alle mani con piccoli movimenti. Da allora è cambiato tutto eppure, mentre ti guardo, il tempo sembra fermo.

Quando attraverso gli spazi del tuo gioco, se non sono stata lì con te, ho la sensazione che tu mi abbia lasciato delle tracce, indizi di cosa mi sono persa. Forse hai solo voluto preservare ciò che ti ha tanto impegnata, ma mi piace pensare che la casa sia una sorta di puzzle a cui devo trovare un senso, per capirti meglio, per conoscere i tuoi progressi e sapere cosa ti rende felice.

Ogni volta che rimettiamo in ordine (mentre io faccio il lavoro grosso e a te viene in mente che non avevi ancora finito di decorare il giardino, o che è il momento di svegliare i pupazzi per fare il bagnetto, o qualche altra scusa per ritardare il più possibile la messa a letto) mi sembra di chiudere un bel libro, che troverò aperto a un’altra pagina domani. E davvero, non vedo l’ora di leggerlo.

 

 

Nuovo anno, nuovi inizi e progetti all’orizzonte!

Come molti di voi sapranno la libreria ha chiuso le porte a fine anno. Ma siamo sempre qui, con la solita energia, il buonumore e l’entusiasmo che hanno guidato i nostri passi negli ultimi anni.

Un nuovo anno porta lo sguardo indietro a rivalutare ed esaminare errori e punti da migliorare, ma lo fa correre anche avanti, verso una prospettiva nuova, fatta di collaborazioni e incontri.

Ci sono già in ballo molte cose, dalle più creative a quelle pratiche.

Ci sono i club del libro che non si fermano, le Merende Mangiastorie a domicilio, le feste di compleanno con letture e laboratori.

Ci saranno gli incontri nelle scuole (dai nidi alle medie), nelle biblioteche e ad Awai.

Stiamo cercando uno spazio più grande da condividere con Manu e Bea della Lanterna Magica (e qui chiediamo anche il vostro aiuto, tenete gli occhi aperti e fateci sapere!) per ricreare quel luogo accogliente, polifunzionale e ricco di stimoli che era Ohana, ma in scala più grande!

Con tutto questo nel cuore vi auguriamo uno splendido nuovo anno, certi che ci abbracceremo presto!

Sono troppo impegnata per andare a danza!

Come molti compagni di materna di Angelica, anche lei ha voluto provare un’attività pomeridiana. Ho sentito parlare di una scuola di danza dove, al suono di un pianoforte, i bambini potevano iniziare una propedeutica alla danza in modo giocoso. Mi sono detta che, vista la sua passione per la musica e il ballo e la presenza di alcune amiche, poteva essere un appuntamento settimanale perfetto. La lezione di prova non è andata come speravamo. Angelica è uscita piangendo appena hanno chiuso la porta alle sue spalle. Il motivo è semplice: come molti altri bambini della sua età, ha bisogno di conoscere una cosa prima di buttarsi. Se avesse avuto la possibilità di osservare la lezione senza intervenire (tenendomi la mano magari), non avrebbe disturbato e forse sarebbe stata in grado di tornare con la sicurezza necessaria ad affrontare di nuovo l’esperienza.

Le ho proposto di tornare la settimana successiva con la sua migliore amica di scuola, per farle capire che poteva riprovare, per rassicurarla, e sembrava convinta. Il giorno prima però mi ha detto: “Sai, mamma, sono troppo impegnata per andare a danza!”. Lì per lì ho creduto che avesse paura di non farcela, di bloccarsi di nuovo, davanti alla sua amica e agli altri del corso. Ho assecondato la sua scelta e mi sono ripromessa di vagliare attività extrascolastiche a cui poter partecipare insieme (dopo tutto ha solo 3 anni) e, magari, riprovare la danza l’anno prossimo.

Parlando con lei nei giorni successivi però, mi sono resa conto che la sua frase aveva un fondo di verità che mi ha lasciata incantata. Sicuramente tra le merende e i laboratori in libreria, il giorno dei nonni e i fine settimana di gite, gli impegni non mancano ma, qualche pomeriggio fa, mi ha detto: “Vedi mamma, se fossi andata a danza, adesso non sarei qui a giocare con le costruzioni, e questa torre altissima chi l’avrebbe fatta? Nessuno!”. Questa è la sua prospettiva, questo è ciò di cui ha bisogno. Nel gioco e nella noia apprende quello che le serve per essere autonoma e saggia. Non parla tre lingue? Non suona uno strumento? Non sa fare la spaccata o i tuffi di testa? No, e allora?

Sta lavorando sulla condivisione e in libreria, dove è costretta da sempre a far giocare tutti con le sue cose, sta imparando a mollare. Non è semplice e spesso devo intervenire per sciogliere le tensioni e per spiegarle cosa significhi far provare agli amici giochi e materiali che non hanno a casa. Ma siamo tutti ripagati quando annuisce seria e con dolcezza offre agli altri quello che chiedono, ricevendo in cambio un sorriso e un’occasione di gioco condiviso. Sta perfezionando le sue torri, con quella incredibile concentrazione che mette in ogni attività (dallo scaccolarsi al tagliare con le forbici minuscoli e numerosissimi coriandoli di carta, dal mangiare un piatto di fusilli all’inventare un nuovo passo di danza, dall’infilare i bottoni nelle asole al cercare di pronunciare “motoscafo” o “ipsilon”). Sta inventando mille modi di fare birichinate quando si annoia e, se non dovessi fare la mamma, le farei ogni volta i complimenti per l’ingegno!

Se siete alla ricerca di attività extrascolastiche da far fare ai vostri figli dai 3 ai 5 anni ci sono siti, palestre, amici, che vi possono dare elenchi infiniti. I laboratori occasionali sono esperienze utili e meno impegnative dei corsi, e li consiglio vivamente, anche perché spesso potete partecipare con loro. Ma se potete fare a meno di sovraccaricarli di impegni e riuscite a osservarli giocare, all’aria aperta o a casa, da soli o con gli amici, o anche annoiarsi, li vedrete liberi e felici di una libertà e una gioia che nessun corso insegna.

L’importanza di chiamarsi Amico

Ci sono tappe nella crescita dei bambini nelle quali noi genitori smettiamo di avere il controllo della situazione e devono cavarsela da soli. Possiamo accompagnarli alla porta, ma sono loro ad entrare. Possiamo prepararli all’esperienza, ma sono loro a viverla. Quando non abbiamo tempo di trovare una soluzione in un momento difficile, ci sentiamo smarriti, nel panico. Sono questi i momenti in cui un sorriso, un gesto, una parola fanno la differenza.

Vi racconto una storia.

Una donna osservava il cielo ogni sera e cercava nelle stelle la speranza che i medici le avevano negato. Da lassù tanti occhi luccicanti la scrutavano e leggevano la purezza del suo cuore. Decisero che l’avrebbero aiutata e così la donna ebbe una bambina. Le diede il nome di quel luccichio e la crebbe con amore. La bambina era affascinata dallo spazio, dai numeri e dalla scienza, la sua curiosità cresceva con lei. La mamma faceva di tutto per rispondere alle sue domande, ma nel frattempo tralasciava qualche discorso che avrebbe rimandato a quando la bambina fosse stata grande abbastanza. Ma quella bambina diventò una giovane donna molto presto, senza capire cosa stesse accadendo. Era a scuola, lontana dalla mamma, e la paura di quello che stava succedendo al suo corpo si mescolò all’imbarazzo di gestire da sola la situazione. Si chiuse in bagno, disperata. Ma non era sola. La sua migliore amica le era corsa dietro e, oltre la porta, le diceva con dolcezza di non preoccuparsi perché la stessa cosa, proprio quell’estate, era successa anche a lei. Tornate in classe si scambiarono uno sguardo complice. Un piccolo segreto di donne. Quando la mamma seppe cos’era accaduto pianse per la gioia di sapere che la sua bambina aveva avuto un’amica in quel momento di bisogno.

Possiamo studiare, ma non saremo mai pronte a tutto, al momento giusto. Possiamo seminare, ma il momento del raccolto arriva quando meno ce lo aspettiamo.

Vi racconto un’altra storia.

Angelica ha iniziato la materna con qualche insicurezza. Tutto l’entusiasmo della settimana precedente all’inserimento è svanito appena siamo entrate. Niente era come se l’era immaginato. Tutto ciò che c’era di positivo passava inspiegabilmente in secondo piano e il giorno dopo la dinamica era la stessa: varcato il portone faceva dietrofront. Parlando con lei cercavo di trovare qualche elemento che le facesse vedere le cose in un’altra prospettiva. Ma niente sembrava funzionare. Ogni volta che uscivo dopo averla lasciata in lacrime, anche se sapevo che aveva già smesso ed era sicuramente impegnata in qualche fantastica attività, non potevo fare a meno di sentirmi a disagio. Volevo che filasse tutto liscio, perché vederla così, senza poterla aiutare se non andando via, mi feriva. Una mattina ho capito che non ero io a dover cambiare le cose. Ho intuito una possibilità e l’ho spinta a seguirla. Abbiamo visto, poco prima di entrare, una delle sue compagne preferite che arrivava con il sorriso. Ho lasciato andare il monopattino e l’ho guardato prendere velocità. Ho visto Angelica scrollarsi di dosso l’ansia e correre a scuola ridendo con la bimba. Al portone un momento di panico. Mi stavo avvicinando, quando ho notato che la bimba le metteva una mano sulla spalla per fermarla e con una dolcezza infinita intrecciava le loro dita e la portava in classe. Le sarò sempre grata per essere stata un’amica premurosa.

Noi genitori, noi mamme, ci saremo sempre. Non significa che ci saremo in ogni momento importante o difficile. Ci proviamo, ma non è sempre possibile. L’unica cosa che possiamo augurarci è che i nostri figli abbiano la fortuna di avere al loro fianco un amico vero, qualcuno che si accorge che qualcosa non va e che, con naturalezza, li accompagna nei piccoli grandi passi giornalieri. Ancor di più ci dobbiamo augurare che crescano sensibili alle esigenze di chi è in difficoltà e che sappiano prendere per mano, con un sorriso, chi ha bisogno del loro aiuto. Perché ad essere amici impariamo dagli Amici.

 

Orgoglio di mamma

Un triste atteggiamento di alcuni genitori in cui mi sono spesso imbattuta è quello di sovrastimare i propri figli, o peggio, esaltarne le capacità confrontandoli con bambini della stessa età, e di fronte a loro. Notare qualche caratteristica speciale nei propri bambini, gioire dei loro piccoli successi quotidiani, esaltarsi quando usano nuove parole con grande padronanza è del tutto naturale e fa parte dell’essere genitore, ma dovrebbe essere un riflesso della soddisfazione che i bambini hanno nel compiere quelle azioni. Glorificarli per qualsiasi cosa o sottolineare che Gina o Pino riescono a farla meglio degli altri rischia di innescare un meccanismo di aspettativa che vincola i bambini al giudizio dell’adulto. Un genitore dovrebbe amare e accettare il proprio figlio per ciò che effettivamente è, anche e soprattutto nei suoi limiti.

Vi racconto una storia.

Un post in un blog femminile è scritto da una madre che si dice orgogliosa di un figlio che tutte le mamme vorrebbero: educato, intelligente e sensibile. Poi aggiunge un elenco di competenze raggiunte dall’appena quattrenne, tra cui: leggere, scrivere, riconoscere le doppie, contare fino a duecentosessanta, fare addizioni e sottrazioni… Segue la richiesta di un consiglio sull’iscrizione anticipata alla primaria e poi la domanda: “E i vostri figli a che punto sono?”.

Ora io sono solo una mamma e non voglio entrare nel merito di sapere in che modalità queste capacità vengano acquisite da bambini così piccoli, anche se la mia mente non può non fantasticare sulla peggiore delle ipotesi, immaginando scene domestiche in stile Dolores Umbridge corredate da catene visibili o invisibili, dolcetti glassati per premiare i successi e lacrimuccia con broncio in caso di errore (“che prima ti veniva così bene a mamma!”) o, nella migliore delle ipotesi, questi talenti nascono spontanei ma seguono poi esami pubblici davanti a parenti, panettieri e gente a caso in coda alle poste… E se un bambino è davvero educato e sensibile non può negarsi a questo show. Ma una madre così orgogliosa percepisce l’intelligenza del figlio attraverso le competenze che lui ha già raggiunto rispetto ad altri bambini della stessa età. Confronta e giudica.

La ciliegina sulla torta che mette in prospettiva tutto, in questa storia, è la domanda finale: “I vostri a che punto sono?”. E nelle risposte si scatenano le altre mamme. C’è chi critica: “ma chi te l’ha detto che vorrei un figlio come il tuo?”, chi: “il mio non sarà mai primo della classe ma è un calciatore nato”, chi elenca competenze ancor più ampie di bambini ancor più piccoli, pochi comprendono che forse quella mamma non si è espressa bene. Polemiche, competizione, giudizio. Il fatto che i bambini abbiano delle curiosità e vogliano imparare è sano e va assecondato (vedi l’articolo Leggere e scrivere a 5 anni. Ansie e dubbi di mamme e bambini.) ma leggere, scrivere, contare a quattro anni dovrebbero essere ancora un gioco che i bambini possono fare quotidianamente con i genitori se ne sentono la necessità (leggere le insegne per strada o il nome sull’armadietto, scrivere il proprio nome o quello del fratellino, riconoscere i numeri dell’ascensore o dell’autobus) e non la discriminante per pianificare un futuro di rinunce e stress.

L’infanzia è un soffio, perché sovraccaricarla di didattica da banco, di dimostrazioni di un apprendimento precoce? Perché farsi tutti questi problemi e non considerare i nostri figli da altri punti di vista? Perché prendere tutto così sul serio?

Nel mio caso l’unica risposta che posso immaginare è: mia figlia, di quasi tre anni, si mangia le caccole ma riconosce il convolvolo, i cervi volanti e distingue le ruspe dagli escavatori, perché lungo la strada dalla spiaggia le descrivevo ogni cosa intorno a noi, per non sentire la stanchezza nel sorreggere suoi 15 chili sotto il sole di luglio e per sentirmelo raccontare da lei il giorno dopo. Mia figlia, appena finita la colazione, chiede cosa c’è per pranzo, ma quando ha un pacchetto di grissini ne distribuisce uno a tutti, anche al gatto Minnie. Sa contare fino a dieci perché questo è il numero di lamponi che riesce a mettere sulle dita delle mani prima di papparseli. Da grande vuole imparare il tedesco perché così capisce bene cosa dice Papageno a Papagena. Mia figlia scoreggia come un camionista e conosce il mito di Cassiopea (che lei chiama Cassopiea) perché il papà le ha messo le stelline luminose a formare costellazioni sul soffitto e ha voluto conoscerne le storie. Perché la nostra vita è fatta di parole e di racconti, di voci e di suoni, di immagini e di segni che hanno ancora un sapore magico e misterioso.

Per rispondere con poche parole alla domanda della signora della storia: mia figlia è a metà strada tra la gioia e la felicità e per noi sono le uniche cose che contano.

 

Leggere e scrivere a 5 anni. Ansie e dubbi di mamme e bambini.

Una mamma oggi mi ha sottoposto quello che la sua famiglia sta vivendo come un problema. Il primogenito di 5 anni e mezzo si sente frustrato perché dovrà passare un altro anno alla scuola dell’infanzia mentre i suoi amici poco più grandi di lui andranno alla primaria. Il suo disagio si traduce nell’ossessivo bisogno di dimostrare che lui sa leggere e scrivere meglio di chi andrà alle elementari. Queste attività non gli sono state imposte, le ha sviluppate quasi in autonomia negli ultimi mesi. Il suo cambiamento repentino ha spiazzato la mamma che, consultando anche la suocera ex maestra elementare, ha il timore che nei prossimi due anni (l’ultimo di materna e il primo di elementari) si annoierà e potrebbe sviluppare comportamenti insofferenti nei confronti di compagni e insegnanti.

Leggendo alcuni articoli e libri sull’argomento ho riscontrato che gli esperti del settore (insegnanti, educatori, scrittori) sono quasi tutti dell’idea che la curiosità naturale del bambino nei confronti dei segni grafici, il desiderio di decodificarli e l’istinto di imitazione dei più grandi, non vadano repressi. La scuola dell’infanzia dovrebbe però favorire le attività che sviluppano la manualità fine, senza passare troppo tempo su schede al banco, educando il bambino all’ascolto e all’esplorazione dello spazio e delle sue linee con tutto il corpo, più che al pregrafismo.

Dal mio punto di vista il bambino in questione sta vivendo male il cambiamento della nuova scuola, il fatto di ritrovarsi non più solo con i coetanei ma in una classe mista (per sorteggio collocata proprio in quella che era dei piccoli) ha contribuito a fargli percepire una situazione di regresso. Però. Chi gliel’ha detto a lui come sarà la nuova classe? E soprattutto come l’ha fatto, su quali aspetti ha posto l’attenzione? La famiglia posta di fronte al cambiamento ne ha cercato i lati positivi? Il bambino potrebbe essere responsabilizzato, aiutando gli altri in piccoli compiti (accoglienza, orientamento), ci saranno sempre laboratori in cui i gruppi di età verranno rispettati e soprattutto le attività da svolgere saranno tante e nuove.

Cosa possiamo fare per i nostri figli quando la nostra perplessità si trasforma nella loro ansia?

Quello che conta è la fiducia che scegliamo di dare agli educatori. La fiducia ci può essere solo tra persone che si rispettano. E il rispetto nasce con la conoscenza. La mamma che oggi è venuta a esprimere le sue preoccupazioni dovrebbe, come le ho consigliato, parlare con la maestra, spiegarle questa situazione e cercare con lei un modo per alleviare l’ansia prestazionale del figlio.

La lettura autonoma e la scrittura dovrebbero rappresentare una conquista personale per il bambino, a prescindere da ciò che i coetanei sanno già fare. Ma l’ambito sociale (sia interpersonale che mediatico) se non è vissuto con equilibrio e serenità, può creare delle aspettative errate anche in giovanissima età. Il fatto di imparare qualcosa insieme dovrebbe favorirne l’apprendimento e non scatenare gelosia o competizione. Ben vengano allora attività di cooperazione, giochi collaborativi, in cui è la squadra a lavorare insieme per il raggiungimento di uno scopo. Ogni membro guarderà sé stesso e gli altri come risorse complementari che, se ben organizzate, possono portare grandi risultati.

L’ultima riflessione la voglio fare su ciò che i bambini potrebbero imparare tra i 3 e i 5 anni e che è importante almeno quanto leggere e scrivere:

  • Aspettare il proprio turno: la pazienza, il rispetto dei tempi degli altri;
  • Allacciarsi le scarpe: l’autonomia, la manualità fine;
  • Assaggiare cibi e bevande nuovi: superare le diffidenze, scoperta;
  • Ascoltare una storia: concentrazione, sviluppo del linguaggio;
  • Riconoscere le emozioni;
  • Condividere giochi e materiali;
  • Riordinare i giochi dopo averli usati: sicurezza, ritmo;
  • Passare dal gioco affiancato a quello di gruppo: socializzare, spirito di squadra, imparare a perdere.

Francesca Calovolo

illustrazione di Rebecca Cobb.

 

Buone feste da tutti noi di Ohana!

La grande e la piccola libraia augurano a tutti voi un felice, poco stressante, amoroso Natale ricco di coccole, divertimento e relax!

La libreria resta aperta la mattina della vigilia dalle 10 alle 13, per poi chiudere fino al 26.

Saremo di nuovo con voi dal 27 al 29 e dal 5 gennaio in poi, per deliziarvi con la nostra simpatia, un pizzico di folle entusiasmo e tanta passione!

Un grande abbraccio a tutti voi,

Francesca e Angelica

PROMO SCUOLA

DAL 1 AL 30 SETTEMBRE

SCONTO DEL 20%

SU ZAINI*, ASTUCCI E CARTOLERIA.

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*Sono esclusi dalla promo i prodotti Ergobag.

SALDI! SALDI! SALDI!

Dal 20 al 31 luglio tutti i giochi* sono scontati del 20%.

 

*Sono esclusi dalla promozione i seguenti marchi: Nici, Maileg.

Orario estivo

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A partire da martedì 4 luglio la libreria sarà aperta:

LUN-MAR-MER dalle 10:00 alle 15:00

GIO-VEN-SAB dalle 16:00 alle 21:00

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Letture estive!

Voglia di affondare i piedi nella sabbia, di lasciarsi cullare dallo sciabordio dell’acqua, di un sorso di acqua fresca, così dolce dopo il bagno in mare?

Allora siete pronti per la spiaggia e per la piccola biblioteca delle vacanze consigliata da Ohana!IMG_20170526_135052

Che amiate i romanzi d’avventura, il fantasy ben scritto o i gialli mozzafiato da noi troverete pane per i vostri denti!

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Vi aspettiamo per un assaggio di estate sotto l’ombrellone!

Marco Somà: uno straordinario illustratore ospite in libreria!

Quella di sabato è stata per tutti i fortunati che hanno partecipato, un’esperienza unica a contatto con un illustratore di talento, dolce e pieno di entusiasmo contagioso! Il suo stile unico e raffinato, il suo carattere solare e amichevole e la tanto amata cadenza piemontese ce lo rendono ancor più caro e ci fanno sperare che ci sia presto una nuova occasione di confronto e di dialogo.


Grazie ancora a Marco Somà e ai giovanissimi illustratori che l’hanno ascoltato leggere Il richiamo della palude e La regina delle rane, hanno imparato una nuova tecnica realizzando dei piccoli capolavori e sono tornati a dirci quanto si sono divertiti!

Grazie agli adulti numerosi e curiosi, che con le loro domande hanno reso il meeting ancor più interessante.

Grazie infine a Liza Rendina che ha realizzato le stupende creature in mostra e che ci ha raccontato un po’ di sé!

20 Maggio: Il richiamo della laguna!

Pochi giorni di attesa e potrete venire a incontrare Marco Somà!
Per chi non avesse ancora prenotato vi ricordo che i posti rimasti sono pochi​, affrettatevi!

Intanto la nostra vetrina si sta animando in attesa di essere arricchita dalle sue meravigliose illustrazioni e dalle piccole creazioni di Liza Rendina…

Grazie ad Alessandra Rosset per l’allestimento!

Eco drawing!

C’è chi crede che le foglie siano soltanto foglie… Per fortuna ci sono bambini che ne ascoltano la voce, scoprono i loro messaggi segreti e riescono a farle vivere anche quando sono cadute.
Una lettura magica, un gruppo di piccoli creativi e Chiara Muzio dell’ Associazione il Barattolo hanno reso il pomeriggio di Ohana un momento di scoperta, di scambio e di nuova vita!

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BOLOGNA RAGAZZI AWARD 2017

Riservato ai soli espositori della Fiera, BolognaRagazzi Award – BRAW rappresenta, da oltre 50 anni, uno dei più ambiti riconoscimenti internazionali per il mondo dell’editoria per ragazzi. L’eccellenza del progetto grafico-editoriale, la sua forza innovativa, il suo equilibrio e la sua capacità di dialogo con i giovani lettori sono i parametri di giudizio più rilevanti nell’assegnazione del premio.

Sono molto orgogliosa di avere, nella mia libreria, molti dei titoli selezionati dalla giuria di quest’anno. Nonostante non faccia sfoggio di grandi quantità di titoli, non abbia ancora decine di anni di esperienza né collabori strettamente con case editrici particolari, ho sviluppato una certa sensibilità nei confronti di albi di altissima qualità, che seleziono con cura e che con grande gioia posso condividere con i miei clienti più affezionati, con gli studenti curiosi, con gli illustratori e gli amici che frequentano Ohana.

Dopo anni che lo amiamo e lo consigliamo ai piccoli e grandi lettori, Oliver Jeffers si riconferma un grande e poetico artista e vince il Bologna Ragazzi Award 2017 nella categoria Fiction per il libro “A CHILD OF BOOKS”, realizzato in collaborazione con l’artista tipografico Sam Wilson.
Il libro edito in Italia da Lapis edizioni col titolo “La bambina dei libri” sarà disponibile da Ohana dal 16 marzo!

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“ANATOMIA”, un meraviglioso volume scientifico, pubblicato in Italia da Ippocampo edizioni, ha vinto la menzione speciale del Bologna Ragazzi Award 2017 nella categoria Non Fiction, grazie alla sua struttura complessa ed elegante, al raffinato lavoro di taglio laser e alla ricchezza delle informazioni riportate. Venite a scoprirne le meraviglie da Ohana!

 

“CLOTH LULLABY. The woven life of Louis Bourgeois.” è un omaggio articolato e sublime alla forza poetica dell’eclettica scultrice francese. La solitudine, la tenacia, l’unicità le forme e i materiali delle sue opere emergono dalle pagine di questo libro, illustrato da Isabelle Arsenault e scritto da Amy Novesky, finemente intessute tra le maglie di un linguaggio schietto e diretto. Nella sezione “Art books” ha vinto il Bologna Ragazzi Award 2017.
Da Ohana è disponibile in inglese edito da Abrams, New York.

“THE MUSEUM OF ME”, un albo straordinario, eclettico, magistralmente concepito e realizzato da Emma Lewis e che ribalta completamente il concetto di museo applicandolo al sé, ha vinto il Bologna Ragazzi Award 2017 nella sezione Opera Prima. Potete “visitarlo” da Ohana in lingua inglese!

Edizioni precedenti:

“FLASHLIGHT” è un silent book, cioè un libro che non ha bisogno di parole stampate per raccontare una storia, che gioca abilmente con bianchi e neri per affrontare il buio di un bosco. Il bambino protagonista ci guida in una esplorazione notturna che toglie ogni paura e illumina di meraviglia e stupore la natura intorno che si colora al passaggio del bambino. Nel 2015 ha vinto il Bologna Ragazzi Award nella sezione Fiction. Da Ohana è disponibile l’edizione Chronicle.

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Nella sezione Non fiction 2015 primeggia PRIMA/DOPO, opera parigina dell’editore Albin Michel Jeunesse, con il testo scritto da Anne-Margot Ramstein, e le splendide illustrazioni di Matthias Aregui, pubblicato da L’Ippocampo in Italia. Il libro, che si è già fatto notare sugli scaffali delle librerie per i suoi contrasti netti di colore e le sue linee decise, parla dello scorrere del tempo: il lettore ha l’istinto di sfogliare il libro velocemente, aprendo le pagine un po’ a caso, ma giunto alla fine, non può fare a meno di tornare all’inizio e godersi appieno lo scorrere del tempo attraverso le coppie di immagini che mostrano il prima e il dopo di diverse cose del mondo.

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Buone feste da Ohana!

La libreria augura a tutti un felicissimo periodo di festa e un fantastico inizio anno!
Dal 1 al 4 gennaio facciamo un po’ di pausa anche noi, per riposare, leggere e prepararci al nuovo anno che si prospetta già carico di meraviglie!

Vi aspettiamo in libreria dal 5/1, per riempire le calze della Befana, pronte ad ascoltare i vostri racconti di questi giorni magici!

Buone feste!

Domenica 4 dicembre Libreria aperta!

La prima domenica di dicembre la libreria Ohana apre dalle 10 alle 13 per tutti quelli che vogliono venire ad ascoltare qualche storia di Natale e per chi vuole acquistare libri e giochi davvero speciali!

Vi aspettiamo!

Mondi Possibili. Rassegna stampa.

Mondi Possibili. Libro e illustrazione per l’infanzia a Venezia.

Molti la visitano, tanti ne parlano e tutti la amano! A chi non avesse avuto ancora occasione di visitare l’esposizione, ricordo che è aperta al pubblico dal martedì alla domenica dalle 15 alle 19, fino al 11 dicembre!

Exibart

Nonsolocinema

Flavia Zuccheddu Blog

Friulionline

Venezia dei bambini

Biblioragazzi

Università degli studi di Padova

Banca Etica

Centro Nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza

Castello di Brazzà

 

Immagini da Mondi Possibili

Mondi Possibili ha aperto le porte a chi vuole ritornare all’infanzia con lo sguardo e il cuore, a chi è curioso e non ha smesso di sognare, a chi cerca sempre una via per esprimere il proprio universo e a chi sta viaggiando in questa vita con un bagaglio da trasmettere, per non perdere mai la memoria di ciò che siamo, di ciò che ci circonda e di ciò che potrebbe essere!
Venite a vedere e raccontateci il vostro Mondo Possibile!